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Finalmente è arrivato, o meglio, sta arrivando. Insomma: finalmente il primo album ufficiale di Giuseppe Chimenti in arte Modì esiste e bisognerà aspettare solo fino al 17 marzo per poterlo ascoltare.

Per questo suo primo album chiamato Il suicidio della formica c’è stata una sorta di spasmodica attesa; spasmodica per chi lo segue artisticamente da qualche tempo, dopo averne conosciuto l’evoluzione artistica rispetto al suo lavoro precedente, Odio l’estate, un EP di 6 tracce prodotto in collaborazione con il Circolo degli Artisti, all’epoca di Raniero Pizza.

Il suicidio della formica arriva dopo anni di duro lavoro, di ricerca di suoni e di un’identità e approda in uno scenario cantautorale spesso banale e sterile, quale quello attuale. Questo artista, e quindi questo album, invece, arrivano da un’altra storia, da un’altra strada diametralmente opposta ai filoni capeggiati dai vari Dente e Vasco Brondi. Per certi versi, può addirittura essere visto come una “involuzione” in termini d’impatto sonoro, per chi conosce il Modì dei tempi di Radioattività. Ovviamente il discorso non è così semplice: l’evolutiva involuzione è, in realtà, il frutto di un nuovo approccio ai testi, che li rende intimi e assimilabili a tal punto che l’artista non ha bisogno di urlarli per trasmetterne il senso. L’esempio decisivo è l’ottava traccia, Preferisco il silenzio, spiazzante per chiunque l’avesse ascoltata nella precedente veste “elettrica”.

Nel suo essere acustico con impronte folk, questo disco non crea mai la classica patina di offuscamento, non crea quel senso di vuoto tra una pennellata di chitarra e l’altra, non crea mai quella sensazione di solitudine sonora di un cantautore al cospetto dei suoi stessi pezzi; Modì affronta i brani con decisione, con una completezza sonora che difficilmente si trova in giro.

Questo disco raggiunge un grado di maturità difficilmente rintracciabile – in genere – nelle opere prime.

Si apre con le atmosfere quasi oniriche di La persistenza nella memoria, per poi tornare alla realtà con La ballata del grande nulla(cover di Big ballad of nothing di Elliott Smith) e Gli anni chiusi in tasca. Seguono la malinconia di Carnevale e, ancora, Di venerdì tutto succede che ci introduce a quella che forse è la traccia più bella del disco: L’amore ci brucerà, secondo singolo dopo Suicidio in stazione, canzone nata da una storia vera.

Si arriva alla chiusura dell’album e Modì ci riporta nella malinconia rassicurante con Preferisco il silenzio e Il suicidio della formica, definibile come una curiosa e sacrosanta favola contro il lavoro.

Per chi avesse voglia di vedere Modì dal vivo ed ascoltare i pezzi dell’album o comprarlo in anteprima, basterà recarsi il 17 marzo presso il Circolo degli Artisti, dove avverrà la presentazione con molti ospiti. Ufficialmente, il disco verrà distribuito da Hydra Music a partire dal 20 marzo.

In allegato, un’intervista audio realizzata all’artista: 

articolo pubblicato su: http://rivista.energie9.org/blog/2012/02/modi-in-arrivo-il-suicidio-della-formica-di-indiepercui/

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