“Io cambio e chi non cambia resta me”, cominciò così con la cover di “Non gioco più” di Mina una fase diversa per i Marlene Kuntz, rock sussurrato, in punta di piedi, trasognante, nudo, cantatautorale abbassando prima i volumi con lo Slow Tour accompagnati da Gianni Maroccolo al basso e dopo con il live di Uno, con Lagash e Davide Arneodo, li vide approdare perfino nei teatri, lontano dal chiasso dei locali. Ed è forse questa, a primo acchito, la “lunga attesa” dei fan, una “Lunga attesa”, l’album, che li vede approdare ad un ritorno ai volumi alti, al rock tosto e urlato. “Lunga attesa” è un passaggio naturale scaturito dopo la celebrazione del ventennale di un album storico e fondamentale per il rock italiano quale Catartica. E fondamentale si rivela il trio di Cuneo, baluardi ancora oggi del rock cantato in italiano, dopo vent’anni sempre insieme, degni eredi dei C.S.I., e che non si scorge nulla di pari livello dopo di loro e delle loro scena anni ’90 (Afterhours, Verdena, Massimo Volume). Un album che dal passato prende solo la parte ostica delle canzoni e i8761_10156321231140261_4024462640045636392_n volumi alti delle chitarre a volte noise a volte stoner a volte post punk a volte metal, ma che nella scrittura ritorna in gran stile sui Marlene di oggi. Dodici pezzi tutti da scoprire e riscoprire ad ogni ascolto a partire da quei pugni nello stomaco del contemporaneo, descritto e denunciato in molti brani (Narrazione, Niente di Nuovo, La noia, La città dormitorio). Il singolo Fecondità è il brano meno cupo e più cantabile, un gioco di parole con un incedere del cantato abbastanza sarcastico. Ballate trascinanti sono Un po’ di requie, Il Sole è la Libertà e Formidabile. Oramai una donna non manca mai nei brani dei Marlene Kuntz, e dopo Laura (in “Senza Peso”) e Adele (in “Nella tua luce”) ecco la punkeggiante Leda. Da segnalare il brano “Sulla strada dei ricordi” il cui testo ripercorre i testi di pezzi storici (Un sollievo, Ape Regina, Il Vile). Il testo della title track dell’album, Lunga attesa, è stato oggetto di un contest aperto ai fan musicisti, i quali in quasi trecento hanno risposto musicandolo a loro modo. Un brano, quello originale, abbastanza illuminante, diviso in due momenti sonori e testuali ben distinti, come classica abitudine marleniana.

Marlene Kuntz in grande spolvero, un album importante che preannuncia già un tour molto interessante che li vedrà nella formazione a quattro con la conferma di Luca Lagash Saporiti al basso. Un album rock italiano che mancava da tempo, in un filone oggi alquanto desolante dove qualche band ha cercato di cincischiare qualcosa ma senza sfiorare livelli del rock targato Italia anni ’90.

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